Pavia: “Bosco Negri e campagna del Siccomario”

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Lo devo ammettere, ho commesso un peccato, da trent’anni che vivo a Pavia e mai, neanche per caso, mi è capitato di andare al Bosco Negri. Fino ad oggi.

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Un luogo naturalistico con flora e fauna selvaggia del parco del Ticino, come se fosse l’origine dei tempi ancora vivente, protetta, madre natura che abbraccia la città, come per ricordarci le nostre origini.
Mi addentro nella foresta pregna di vegetazione, terriccio umido, profumo di corteccia fresca e sottosuolo “fungoso”.

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Proseguo nei sentieri, il primo che incontro è quello degli scoiattoli, assaporo l’aria inalandola e percependo ogni sfumatura, riconoscendo le aree più limpide, più aromatiche, più fiorite … ogni angolo parla, emana il suo essere.
Le immagini che catturo sono casuali, istintive; colgo l’attimo del mondo immobile.

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Ma immobile non è il tempo, che trascorre fin troppo veloce, e con il timore di rimanere chiusa nel parco devo terminare il mio tour, con la speranza di tornare a breve a percorrere tutti gli altri sentierini!
Prendo la mia bicicletta e mi dirigo verso la campagna di Travacò, anche questa zona di Pavia mi è nuova, mi sembra di essere in un luogo lontano, sconosciuto.

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Mi fermo alla frazione Boschi e seguo il sentiero sterrato che si addentra nella campagna verso il Ticino, e arrivata al fiume osservo l’altra sponda, il luogo della mia infanzia, la Scagliona, riconosco gli alberi, lo spiaggione, ogni profilo lontano del Ticino che come un lungo serpente divide una città che sembra piccola, ma non si finisce mai di scoprire.

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Questa è una zona ricca di cascine storiche, di foreste incontaminate che seguono il percorso del fiume fino a raggiungere il Po. Una lingua di terra fertile che si estende per 53 ettari chiamata la Grande foresta, un’oasi ecologica che ci fa dimenticare che a pochi minuti esiste la città.

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