Pavia Selvaggia

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Dal Ponte della Becca, meta storica di un tempo, quando il detto era: il Ticino, il mare dei poveri, ai sentieri di campagna sconnessi, arbusti e rovi che sento rigare i miei polpacci e la bici, ma non mi importa, voglio sentirmi a stretto contatto con la natura!!

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La strada si chiude alle auto in un bivio, nel frattempo intravedo delle acacie che voglio assaggiare (cosa che adoravo fare da bambina e che mi insegnò mia nonna) e poco distante si trova la meta che voglio raggiungere.
Comincio a preparare i panini con prosciutto cotto, arrosto, salame, pomodori, foglie di lattuga e naturalmente maionese…i miei ingredienti preferiti.

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Insomma mangio degli ottimi panini preparati sul posto, seduta sul telo, tra gli alberi, in riva a Ticino. Odore paludoso dolce, profumo di erbette fresche e aroma di salumi appena tagliati.

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Esco allo scoperto della sponda del fiume, al sole, con una leggera brezza fresca, che all’ombra era quasi fredda.
Non faccio tanta strada perchè il torrente chiude il passaggio, rendendo il terreno melmoso, ma scopro una piccola radura di erba verdissima e soffice tra i grandi alberi, che fermano il vento.
Non esiste più nessuno, chiudo gli occhi per brevi istanti e sento solo il mio respiro, i miei sensi sono sensibili ad ogni minimo sospiro dei suoni della natura.

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Risvegliandomi pian piano dall’estasi terrena, mi ricordo che devo proseguire il tragitto verso la civiltà e percorro le strade sterrate che conducono al confluente tra Naviglio e Ticino, ma prima dedico qualche istante per osservare il silenzio del vecchio bunker mai finito della seconda guerra mondiale, scoperto e colmo d’acqua, divorato dalla natura come se niente fosse accaduto, come se gli scavi e le bombe non fossero mai risuonati tra quelle foglie, ma sicuramente gli alberi ricordano.

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La strada sterrata costeggia vecchi orti rigogliosi, inizio ad intravedere le prime case che sorgono ai lati del Naviglio che termina il suo lungo tragitto in Ticino.
Il Naviglio, un mezzo di comunicazione, una via d’acqua un tempo percorribile per facilitare il commercio, non serviva essere veloci, mi immagino le chiuse che facevano livellare l’acqua per il passaggio, pezzo dopo pezzo, per raggiungere la lontana Milano, che oggi percorriamo in meno di 40 minuti (per chi ha il piede pesante!).

Mi fermo sempre ad osservare l’ultima cascatella che forma una lanca calma, e in fondo noto un’apertura che fa intravedere la furia delle acque del Ticino, scorrendo via disinvolte, scure ma limpide.
L’odore del Ticino, non sono ancora pronta per lasciarlo, lo ammiro da pochi centimetri, scendendo alla passeggiata che costeggia l’argine di Lungo Ticino.

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L’idroscalo, un altro relitto architettonico silenzioso, un tempo creatore di trambusto: persone, commercianti, idrovolanti, marchingegni ferrosi, manutenzione… non riesco nemmeno ad immaginarlo.

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Pedalo ancora ed ancora, attraverso il Ponte Vecchio per raggiungere l’area Vul, un parco cittadino amato dai pavesi, un prato verde tutto l’anno e grandi alberi che donano un po’ di riparo nelle giornate estive roventi.

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L’itinerario può proseguire fino al ponte di barche di Bereguardo, ma io mi fermo allo spiaggione del Vigile nella località Casoni, un barcone sulle rive del Ticino, trasformato in un bar, che ora è solo un ricordo, era un punto di aggregazione per i giovani, le coppie, le famiglie che volevano passare un pomeriggio di primavera inoltrata o d’estate in un luogo unico, rustico ma colorato e simpatico, che faceva vivere dentro di noi lo spirito di Jack Sparrow!

Attendo il tramonto a poche pedalate dall’area Vul, a pochi minuti dalla città, il cielo e il riflesso dell’acqua si colorano di arancioni mai visti, rossi caldi e gialli che contornano le nuvole infuocate per poi scurirsi in un castano terreno e le chiome degli alberi diventano neri, bidimensionali ma profondi, da incutere un po’ di timore.
Dopo un’escursione pavese di un giorno intero ho l’imbarazzo della scelta di bar per gustarmi ricchi aperitivi o fiondarmi in una bella osteria tipica, finendo in bellezza gustando sapori della tradizione. Sì, vada per l’osteria!!

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